mercoledì, 26 settembre 2018

Si alza forte la voce delle Istituzioni vittoriesi per il caso di Noura Hussein, la giovane tredicenne condannata all’impiccagione per avere ucciso il marito artefice, insieme alle famiglie di entrambi, di continue violenze, stupri e sopraffazioni.
“Abbiamo approvato qualche giorno fa in Consiglio Comunale la Carta dei Diritti della Bambina su invito e coinvolgimento della sezione locale della Fidapa (associazione impegnata nella tutela dei più piccoli) – dichiarano il sindaco Giovanni Moscato e il presidente del Consiglio comunale, Andrea Nicosia - e occorre dare seguito, anche con atti simbolici e culturalmente orientati, a quanto abbiamo condiviso appena qualche giorno fa. Sosteniamo – e le ringraziamo per quanto fanno nella nostra città – le associazioni vittoriesi Filo di Seta e Donne a Sud, che aiutano e sorreggono le donne vittime di violenza in questo territorio e per questo riteniamo essenziale chiedere ai Vittoriesi un atto semplice ma carico di passione sociale. La storia di Noura Hussein racconta la vita di una giovane tredicenne costretta a sposare un uomo con più del doppio della sua età e costretta a subire violenze, stupri e sopraffazioni fino a quando, difendendosi dall’ennesimo atto di brutalità e prepotenza, l’ha colpito uccidendolo. Per questo però è stata arrestata e condannata – ad appena 19 anni - all’impiccagione. La storia di Noura Hussein è l’ennesima storia di violenza e sopraffazione. Una storia tra le tante cui siamo costretti ad assistere inermi perché riconducibile nell’alveo dell’ordinarietà in alcuni Paesi del mondo e che si aggiunge a quelle cui assistiamo anche nel nostro Paese. Basti ricordare Sana Cheema, uccisa dal padre perché voleva sposare un italiano. Noura Hussein era ed è una bambina sola, abbandonata da una famiglia ortodossa alla cultura del Sudan, che per affermare la propria esistenza e il diritto ad una vita normale – priva di violenze fisiche e sessuali – è stata costretta a reagire uccidendo quell’uomo imposto da una prassi lesiva di ogni diritto umano. La sua storia è la storia di migliaia di donne nel mondo; è per questo che invitiamo i Vittoriesi a sottoscrivere la petizione popolare indetta dalla associazione Italians for Darfur per salvare la giovane che si trova, oggi, in catene nel carcere femminile di Omdurman, in Sudan.  La petizione – indetta dalle Organizzazioni umanitarie – sarà poi rimessa all’attenzione del Presidente del Sudan, Omar Hassan al Bashir, per chiedere che sia scongiurata la pena di morte”.

 

 

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