martedì, 22 maggio 2018

"Il fatto non sussiste" e l'assoluzione avrebbe dovuto essere pertanto pronunciata per questo, e non perché il fatto non costituisce reato. È quanto deciso ieri sera dalla prima sezione penale della Corte d'Appello di Catania, che ha interamente accolto l'appello proposto dall'avvocato Piero Gurrieri contro la sentenza del Tribunale di Ragusa emessa lo scorso anno che lo vedeva assolto ma con una motivazione riduttiva rispetto a quanto sarebbe stato necessario alla luce di una corretta ricostruzione dei fatti e della condotte dell'allora assessore alla Trasparenza.

I fatti si riferiscono alla nota vicenda della stabilizzazione di alcuni staffisti del Comune di Vittoria (nel 2011), in seguito alla quale tutti i componenti della giunta Municipale erano stati rinviati a giudizio per poi, nel maggio 2017, essere assolti “perché il fatto non costituisce reato” dal Tribunale di Ragusa, presieduto dal giudice Saito.

Nonostante la sentenza di assoluzione, l'avvocato Gurrieri è stato l'unico che ha ritenuto di proporre ugualmente appello, contestando punto per punto, con l'assistenza dell'avvocato Vincenza Rando, la sentenza, pur se a lui favorevole, resa dal Tribunale. 

non solo la Corte d'Appello gli ha dato ragione, ma anche il Procuratore Generale, rappresentante della pubblica accusa, ha chiesto l'accoglimento dell'appello del Gurrieri in quanto "fondato e condivisibile".
"Sono felice per questa sentenza" - ha dichiarato Piero Gurrieri - "che dimostra che bisogna aver fiducia nella giustizia. La Corte ha ritenuto il fatto del tutto inesistente, e il mio comportamento corretto. Si, questa vicenda per me, assessore alla legalità e alla trasparenza, è stata un piccolo calvario, che mi ha anche indotto a rinunciare, quando ancora il processo di primo grado era in corso, per rispetto nei confronti dei cittadini ed in particolare dei ragazzi a cui per anni ho parlato di legalità, ad una mia candidatura alle ultime comunali, per proseguire un servizio in forma ancora più marcata. Ma non ho rimpianti nè risentimenti nei confronti di nessuno, e da anni ho perdonato coloro che, allora all'opposizione, ritennero in quel momento di prodursi in accuse ingiustificate e soprattutto generalizzate. Ho tenuto la testa alta prima, perché la sola cosa che contava era quanto mi diceva la mia coscienza, e a maggior ragione adesso. Un pensiero infine, desidero rivolgere a quanti, forti della propria innocenza, attendono per anni che sia fatta giustizia. Beati gli operatori di giustizia".

 

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