giovedì, 14 novembre 2019

Una marea di giovani degli Istituti scolastici di Vittoria, le Associazioni, i Club Service, le comunità parrocchiali, parte del Clero cittadino, ma soprattutto tanta “gente onesta”, gli uomini e le donne di Vittoria, si sono dati appuntamenti in Piazza del Popolo per partecipare alla manifestazione “Riprendiamoci la Città- Io ci sto”, organizzata dalla Fondazione Il Buon Samaritano. Si tratta di vittoriesi che non ci stanno ad essere bollati quale membri di una comunità mafiosa, violenta ed affaristica, e che vogliono invece iniziare un percorso comune e disegnare un nuovo itinerario fatto di legalità, presa di coscienza ed impegno personale, per affrancarsi dalla nomea di città-macello. Una manifestazione pacifica che ha voluto dare un segnale, forte, chiaro, inequivocabile: cambiare il corso della storia, di intraprendere nuovi percorsi, quelli delle buone prassi e della condivisione di progetti comuni. E alla fine, i partecipanti “si sono ripresi la città” in modo figurato e simbolico, ma non per questo meno incisivo e dal profondo significato. A partecipare a questa iniziativa anche gli alunni della scuola Portella della Ginestra, la stessa frequentata dai cuginetti D'Antonio, travolti ed uccisi da un Suv mentre erano seduti davanti all'uscio di casa. In questo caso, gli alunni sono passati davanti all'abitazione in cui si registrò il terribile incidente che costò loro la vita prima di raggiungere Piazza del Popolo. “Anche noi oggi, come 30 anni fa cadde il muro di Berlino, ha detto con Beniamino Sacco, presidente della Fondazione Il Buon Samaritano, durante il suo accorato intervento- vogliamo abbattere altri muri, con il martello della nostra volontà, della nostra dignità, E questo muro oggi lo vogliamo buttare giù da questa piazza, centro della città, luogo della cultura, del lavoro, degli incontri e della speranza. Noi siamo i proprietari dei questa piazza, Ci appartiene”. “Non possiamo rimanere alla finestra e stare a guardare – continua don Sacco – rintanati nel nostro piccolo mondo. Non possiamo soltanto lamentarci: il lamento fine a se stesso diventa disperazione. Ragazzi la storia la fate voi, la scrivete voi. Il nostro ritrovarci non rappresenta un punto di arrivo, ma di partenza, di svolta, insieme vogliamo fare cordata, da uomini liberi, senza sottostare a nessuno. Nessuno può calpestare la nostra dignità e la nostra libertà – chiosa padre Beniamino - occorre denunciare il sopruso e il malaffare. Partendo da qui potremmo infine raggiungere grandi prospettive”.

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