giovedì, 29 luglio 2021

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I finanzieri della Compagnia di Partinico, in collaborazione con il Consorzio Servizi Legno Sughero di Milano, hanno sequestrato un’azienda operante nella commercializzazione di pallet da imballaggio. La ditta, che operava senza alcuna licenza e autorizzazione rilasciata dalle Autorità competenti, è risultata totalmente sconosciuta al Fisco ed alimentava il mercato nero dei pallet causando un danno all’economia nazionale, con ripercussioni sulla sicurezza delle merci, dei lavoratori e dell’ambiente. Infatti, lo smaltimento delle pedane da imballaggio, assemblate con legni trattati, colle e vernici, va effettuato secondo le norme previste per i cosiddetti rifiuti speciali. Le Fiamme Gialle hanno constatato che il titolare della ditta era sprovvisto dell’Autorizzazione ambientale e gestiva in maniera totalmente illecita ed abusiva i prodotti, ingenerando danni all’ambiente. Nel corso dell’ispezione, i finanzieri di Partinico, anche grazie alla perizia immediata del consulente, hanno rinvenuto oltre 700 pedane non a norma: alcune avevano il marchio EPAL contraffatto ed altre, invece, non potevano essere commercializzate in assenza delle previste autorizzazioni. All’interno dell’impresa, oltre ad un quantitativo di hashish per uso personale, sono stati anche rilevati 4.500 sigilli EPAL di provenienza illecita, riconducibili ad una terza impresa a cui era già stata revocata l’autorizzazione. I finanzieri hanno complessivamente sequestrato quasi 10.000 articoli detenuti illegalmente, tra pedane, sigilli, attrezzature e materiale per la lavorazione, poiché il titolare non è stato in grado di giustificarne la legittima provenienza. Il titolare dell’impresa abusiva, oltre ad essere segnalato alla Prefettura di Palermo per uso di sostanze stupefacenti, è stato denunciato alla Procura della Repubblica per i reati di contraffazione, ricettazione, commercio di prodotti con segni mendaci e gestione non autorizzata di rifiuti. L’immissione sul mercato di prodotti realizzati con materiale di scarsa qualità che, oltre al danno per l’Erario, ingannano il consumatore finale, viola il principio della concorrenza danneggiando gli operatori del settore che, invece, agiscono secondo le regole.

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