venerdì, 24 gennaio 2020

“Il 2019 è già scivolato via con la consueta routine da condizione d’emergenza che ormai caratterizza Vittoria. La città è uscita dall’anno appena trascorso malridotta ma comunque in piedi. Non era scontato che finisse così. Troppi i fatti e le criticità che hanno caratterizzato il 2019. Le numerose piccole imprese vittoriesi (per essere precisi 7.308 attività) hanno resistito alla crisi, ad ogni tipo di tassazioni e a difficoltà di vario genere senza essere mai realmente apprezzate dalle istituzioni per il ruolo che svolgono”. Lo dicono i vertici della Cna comunale di Vittoria, il presidente Rocco Candiano con il responsabile organizzativo Giorgio Stracquadanio, in una nota diffusa in queste ultime ore in cui fanno il punto sugli ultimi dodici mesi. “C’è un settore – aggiungono Candiano e Stracquadanio – che potrebbe realmente rimettere in movimento l’economia legale della città, facendo pure da traino per gli altri settori: l’agroalimentare. Il nostro, infatti, è il territorio di due vini Doc (Frappato e Nero d’Avola), di un vino Docg (Cerasuolo), dell’olio Dop, dell’ortofrutta di qualità che viene trasformata in prodotti di eccellenza. Il riconoscimento del Distretto del cibo conferma ampiamente la nostra tesi. Ma questo comparto non può più vivere singolarmente deve compenetrarsi con altri settori secondo una logica di rete. Se è vero che l’agroalimentare è il settore che tende a svilupparsi di più nei prossimi anni e anche vero che accanto ad esso germoglia un turismo che guarda alle specificità del territorio; ma entrambi senza una logistica specializzata e dei servizi specifici rischiano, sin da subito, di diventare settori carenti e incompleti. In questo territorio ci sono strutture, per ora abbandonate e vandalizzate, che potrebbero diventare un trampolino per l’agroalimentare e in particolare per i tanti prodotti trasformati di questa terra. Strutture che hanno locali, magazzini, uffici. Pensiamo all’autoporto o al centro di ricerca di contrada Perciata. Opere sfigurate dal tempo e dall’incuria. Se non ci autodeterminiamo, il rischio concreto è che queste opere restino per sempre quelle che sono già ora: cattedrali nel deserto; o peggio, possono diventare opere a servizio di altre economie riducendo le nostre a mera comparsa. I segnali su questo versante non mancano. Ecco perché il 2020 vedrà la sede comunale di Vittoria impegnata nel sollecitare istituzioni, politica e imprese con l’obiettivo di riqualificare e rilanciare queste infrastrutture”.

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