venerdì, 07 agosto 2020

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15 giugno 2020

Svolta nell'omicidio di Peppe Lucifora, il cuoco modicano di 57 anni trovato morto in circostanze misteriose  il 10 novembre del 2019. Il suo corpo era stato trovato all'interno di una stanza, chiusa a chiave, della sua abitazione di largo XI febbraio, nel quartiere Dente di Modica. 

Davide Corallo, giovane carabiniere 39enne, originario di Modica, è stato tratto in arresto dai carabinieri del nucleo investigativo e del nucleo operativo radiomobile di Modica, su richiesta del pm, Francesco Riccio, e su disposizione del gip, Eleonora Schininà.

 

Le tracce di Dna raccolte dai Ris dei carabinieri chiamati ad indagare, unitamente alla ricostruzione degli ultimi giorni di vita di Lucifora, avrebbero fornito elementi utili per ricondurre la presenza di Corallo in quella abitazione nell'arco di tempo in cui il delitto è stato consumato. Secondo quanto emerse dall'autopsia, i cui esami vennero effettuati dal medico legale Giuseppe Iuvara e dal tossicologo forense Pietro Zuccarello, qualcuno aveva colpito Lucifora con violenza tanto da fargli perdere i sensi e lo aveva soffocato strangolandolo con la mano destra. Lucifora, secondo le evidenze degli accertamenti, non si sarebbe difeso.

Venne trovato parzialmente svestito. A quanto è dato sapere, non è stata ancora ritrovata la chiave che chiudeva la stanza in cui è stato rinvenuto il cadavere dell'uomo e nemmeno il telefonino del Lucifora. Vennero eseguiti degli accertamenti sul suo tablet. Dopo una prima fase di complesse indagini, arrivò l'iscrizione nel registro degli indagati di Corallo che il 13 febbraio venne sentito per quasi sette ore al comando provinciale dei carabinieri di Ragusa.

In quel frangente il legale del Corallo, Piter Tomasello che con Orazio Lo Giudice lo rappresentava, dichiarò che il suo assistito aveva "respinto ogni accusa e ha costantemente ribadito la sua estraneità". Nel corso delle attività di indagine, vennero sequestrati i dispositivi elettronici in possesso del Corallo. Il presunto omicida sarà trasferito nel carcere militare di Roma o di Gaeta. 

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