lunedì, 03 agosto 2020

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17 giugno 2020

 

"Feste, occasioni, incontri di qualsiasi tipo (da quelli sessuali spinti a quelli 'innocenti') si trasformano in occasioni per farsi una bella tirata di naso oppure, come è sempre più frequente, per farsi una fumatina di crack (molto più potente e molto più neurotossico della cocaina che già non scherza per danni cerebrali)". Inizia così la riflessione del dott. Giuseppe Mustile, dell'Unità Operativa Complessa Dipendenze Patologiche dell’Asp di Ragusa.

 

"Stiamo andando- continua- verso una americanizzazione dei comportamenti sociali. Il consumo di crack è stato un gravissimo problema dei consumatori statunitensi negli ultimi dieci anni creando danni sociali e per la salute enormi, e ora, come se niente fosse, sta iniziando da noi anche nelle fasce più giovani della popolazione che non hanno le misure giuste per essere critici rispetto a questo consumo. Consumatori e spacciatori solidarizzano passando da un ruolo all’altro indifferentemente in un giro di soldi vorticoso e di perdita del controllo parossistico. Non si possono controllare gli effetti sia a breve che soprattutto a lungo termine della cocaina. Non abbiamo una terapia farmacologica adeguata per combattere questa guerra. Perché di una guerra si tratta e forse della peggiore specie". 

 

"Il futuro delle nostre generazioni- aggiunge ancora-  è in ballo e i ragazzi, ai quali piace 'ballare' per loro caratteristica personologica e per la loro età, stanno 'ballando' con il fuoco accanto, che non è un fuoco che riscalda ma un fuoco che brucia.  Bisogna parlarne nelle scuole, nelle associazioni, nei dibattiti politici nei lavori di programmazione politica di questo fenomeno che non è più un fenomeno nuovo ma è sempre più malefico e velenoso. Se c’è tanta cocaina in giro il problema non è di chi la mette in giro, che commette un reato punito fino a 20 anni di carcere e fa i miliardi, il problema è di chi la chiede che compone un numero che è sempre più grande.  Fino a quando ci sarà una sola domanda di cocaina ci sarà sempre una offerta. Questo è un problema di tutti e non può essere un problema solo sanitario o solo dei SerT."

 

Nella foto: Giuseppe Mustile – Unità Operativa Complessa Dipendenze Patologiche dell’Asp di Ragusa.

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