venerdì, 04 dicembre 2020

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19 novembre 2020

 

Otto anni di carcere e il pagamento di una provvisionale di ventimila euro. È la condanna che il Tribunale di Ragusa ha inflitto alla donna che faceva  prostituire la figlia 13enne tra le serre di Acate. Il processo si è celebrato col rito abbreviato. La minore era costretta a prostituirsi in particolare con braccianti agricoli del posto. Il pubblico ministero aveva invocato la condanna della madre a 9 anni di reclusione.

La donna fu fermata assieme a quattro clienti della figlia (2 italiani e altrettanti marocchini di età compresa tra i 30 e i 90 anni). L’imputata era accusata di favoreggiamento della prostituzione minorile, mentre gli uomini erano accusati di violenza sessuale. Tre di loro erano stati ammessi agli arresti domiciliari mentre il quarto, vista l’età avanzata di 90 anni, era stato sottoposto all’obbligo di dimora. L’uomo è, nel frattempo, deceduto. L’ultimo a lasciare il carcere era stato un 58enne di Acate, che, secondo l’accusa, avrebbe preteso dalla madre della ragazzina una sorta di “esclusiva” sulle prestazioni sessuali, in cambio dell’uso gratuito di una sua casa al mare, ma anche di cibo e sigarette. I tre  saranno processati a breve, dopo lo stralcio della posizione processuale della madre della ragazzina. 

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