sabato, 25 giugno 2022

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03 gennaio 2022

 

Sono passati 23 anni dalla “strage di San Basilio” del 1999. Quest’anno, per il secondo consecutivo, le commemorazioni si sono svolte sottotono in rispetto delle norme anti Covid. La città, però, ancora una volta è chiamata a ricordare soprattutto  perché in quel bar morirono anche due ragazzi per bene, Rosario Salerno e Salvatore Ottone. 

 

La strage, lo ricordiamo, avvenne all’interno del bar di un distributore di carburante, poco dopo il tramonto. Qui, un commando mafioso uccise 5 persone. L’obiettivo erano Angelo Mirabella, referente del clan della ‘Stidda’ di Vittoria, Rosario Nobile, e Claudio Motta, ritenuti affiliati al clan Dominante. Dopo 14 anni di indagini, processi e testimonianze dei collaboratori di giustizia, nel gennaio del 2013, fu ricostruita la verità sulla strage: venne ordinata dai clan Piscopo ed Emmanuello di Gela, rivali della “Stidda” vittoriese, che intendevano così estendere il proprio predominio anche nella provincia di Ragusa. Per quella strage sono stati condannati all’ergastolo i fratelli Giovanni ed Alessandro Piscopo ed il cugino, omonimo, Alessandro Piscopo, ritenuti i mandanti; oltre che Enzo Mangione, ritenuto il basista. Secondo il collaboratore di giustizia Carmelo Massimo Billizzi, ex boss di Cosa Nostra di Gela, la sentenza di morte fu emessa dai clan Piscopo ed Emmanuello, rivali della “Stidda” vittoriese capeggiata da Carmelo Dominante. Fu Billizzi a rivolgersi al boss di Mazzarino, Salvatore Siciliano, che mise a disposizione i killer Giuseppe Selvaggio e Claudio Calogero Cinardo. Nel 2011 due presunti componenti del commando furono condannati all’ergastolo anche in appello. Si tratta di Giovanni Avvento ed Alessandro Emmanuello. Condannati a trent’anni, invece, i collaboratori di giustizia Gianluca Gammino e Billizzi, giudicati esecutori materiali della strage. 

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