sabato, 25 giugno 2022

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21 febbraio 2022

Riceviamo e pubblichiamo dal pedagogista Giuseppe Raffa:

 

Si è parlato molto e si sta parlando di cyberbullismo: è accaduto la settimana scorsa, per il Safer Internet Day, e non solo. Giusto, corretto. Si parla anche di baby gang, un fenomeno assai vivo, più che mai vegeto da noi e in Italia, come riferiscono alcuni, gravi fatti di cronaca con al centro giovani e giovanissimi. A Padova frotte di ragazzi hanno preso la brutta abitudine di darsi appuntamento ogni sabato per darsele di santa ragione. A Catania, Napoli e a Milano preoccupa la cosiddetta “movida violenta”. Si tratta di violenza immotivata, becera, nichilista, a sentore Umberto  Galimberti. Tutto vero e assai preoccupante. Si parla poco, invece, di bullismo scolastico, cioè la violenza che corre tra i banchi di scuola. E che dappertutto turba i giorni e le notti di dirigenti scolastici, insegnanti, genitori e degli stessi ragazzi. A Rimini una vittima ha accoltellato un coetaneo dopo mesi di vessazioni non viste e impunite. In Australia una giovane vittima si è tolta la vita per rabbia e frustrazione. Chi credeva che il Covid avrebbe cancellato i bullismi in presenza, ha dovuto fare precipitosa marcia indietro: la pandemia non solo ha accelerato il fenomeno, ma anche contribuito a diversificare l’impatto e le direzioni dello stesso. Non solo. Le restrizioni, il distanziamento, le mascherine, il divieto d’incontrare i coetanei ha incrementato la violenza in strada, in rete e, appunto, a scuola. Lo dimostrano le svariate decine di genitori e insegnanti che mi chiamano per via dell’imperversare del nuovo bullismo in presenza, sia alle scuole elementari, che alle secondarie. Dove non si contano i casi di violenza tra coetanei. Dove i preadolescenti e gli adolescenti che hanno cambiato di botto abitudini e modi di vivere sono un piccolo esercito: ne ho visti e sentiti almeno una decina nel corso degli ultimi 15 giorni. Come quelli che non escono più di casa, che studiano poco o niente, che sono demotivati e tristi: ne avrò contati quasi una ventina, ultimamente. E che dire di quelli che si sono immersi fino ai capelli nel mondo virtuale rinunciando, di fatto, ad ogni contatto con coetanei e adulti di riferimento. Cosa sta accadendo ai nostri ragazzi? A cosa è dovuto il loro cambio di rotta nella vita e negli studi? C’è forse di mezzo il bullismo scolastico? O magari è colpa del Covid? Il virus ha certamente fatto danni sia agli adulti che ai giovani. E’ vero. Come è vero che la violenza subìta è spesso una delle principali cause dell’abbandono scolastico e del ritiro sociale degli adolescenti. Lo sostengono gli studiosi di tutto il mondo. E lo attestano le ultime ricerche sui bullismi giovanili. Occorre intervenire. A Vittoria, in provincia, dappertutto. Urgono azioni ed interventi straordinari. Ma bisogna fare in fretta. Il nuovo disagio giovanile non aspetta nessuno. Né a scuola, né in strada, né nelle tecnologie. Giusto, ma da dove cominciare? Dai risultati delle ricerche precedenti il Covid-19. In epoca pre pandemica un alunno su due alle elementari era bullizzato. Alle medie un ragazzo su tre subiva le angherie dei coetanei violenti. In Sicilia i risultati di una mia ricerca dicevano che la metà di oltre 3000 alunni maschi tra gli 11 e i 15 anni erano letteralmente terrorizzati dal bullismo tra i banchi. Con le femmine che dichiaravano di patire di più il bullismo tecnologico. Solo il 3% degli studenti siciliani mi ha rivelato  di rivolgersi agli insegnanti per chiedere aiuto. Detto questo, servono azioni locali, regionali e nazionali prorompenti e assai serie. Azioni tese ad aiutare i ragazzi e a  supportare le famiglie, cioè laddove nasce il fenomeno della violenza giovanile. Penso ad interventi che sollecitino il recupero della funzione genitoriale. E che soprattutto forniscano alle famiglie le nuove abilità pedagogiche e tecnologiche per educare le ultime generazioni. Ne va da sé che occorre coinvolgere scuole, i luoghi dove i bullismi si affinano e si sviluppano. Il rischio di sottovalutare i nuovi bullismi è purtroppo concreto. E sarebbe un gravissimo errore.  L’ennesimo verso giovani e famiglie. 

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